Il mio percorso nello Yoga è nato da una profonda passione per la conoscenza e la consapevolezza. Ho sempre considerato questa disciplina come un organismo in continua evoluzione, dove nessuno possiede la verità assoluta. Come amava dire B.K.S. Iyengar: “Non esiste un metodo Iyengar, esiste solo lo Yoga”. Questo principio ha guidato la mia ricerca, spingendomi a esplorare diverse metodologie per trovare la mia sintesi personale.
Dall’Iyengar Yoga alla Ricerca Continua
La mia avventura è iniziata a Madrid nel 1986 con cinque anni di Yoga tradizionale Sivananda. Nel 1991, ho visto nascere l’Iyengar Yoga in Spagna sotto la guida di Patxi Lizardi. Dopo aver completato la mia formazione presso l’Associazione Italiana Iyengar (Light on Yoga), mi sono dedicata alla pratica con un approccio analitico, interrogandomi costantemente sui fondamenti del metodo e sulle interazioni tra corpo, mente e movimento.
Nel 2015, la mia ricerca mi ha portata a conoscere Dona Holleman, figura straordinaria e allieva prediletta di B.K.S. Iyengar sin dal 1964. Dona rappresenta il legame diretto con la tradizione “one-to-one” che caratterizzava lo Yoga delle origini. Attraverso il suo metodo, ho trovato risposte a domande rimaste sospese per anni, arricchendo la mia pratica di nuovi e profondi significati.
Sinergie e Differenze: Metodo Iyengar e il Metodo Dona Holleman
Confrontando queste due eccellenze, ho individuato differenze che considero complementari. Entrambi i percorsi sono rigorosi, ma offrono strumenti diversi per rispondere alle necessità del praticante.
| Caratteristica | Metodo Iyengar | Metodo Centered Yoga (Holleman) |
| Stabilità | Statica: focalizzata sull’allineamento perfetto e l’immobilità. | Dinamica: integra respiro, diaframma e core per un flusso vitale. |
| Uso degli Attrezzi | Fondamentali per facilitare l’accesso a ogni asana. | Ridotti: usati anche per “sfidare” l’equilibrio e trovare autonomia. |
| Focus Visivo | Occhi aperti: forte orientamento ed equilibrio esterno. | Occhi chiusi: per connettersi con il “cervello posteriore” e l’intuito. |
| Bandha e Respiro | Attivazione indiretta durante l’esecuzione. | Centrali: il Mula Bandha Breathing è il motore di ogni asana. |
| Tessuti Coinvolti | Focus sui muscoli predominanti e sullo sforzo fisico. | Focus sulla Fascia e il tessuto connettivo per meno sforzo e più resa. |
| Approccio | Estremamente preciso, talvolta percepito come rigido. | Rigoroso ma fluido, attento alla dimensione energetica interiore. |
| Progressione | Lenta e strutturata, focalizzata inizialmente sulle basi. | Ampia: include da subito un numero maggiore di posizioni. |
Conclusione: Il Viaggio verso l’Interno
L’integrazione di questi due mondi ha trasformato il mio modo di insegnare. Credo fermamente che la chiave sia mantenere una mente aperta e “principiante”. Nel mio metodo, incoraggio gli allievi a non accettare passivamente le istruzioni, ma a farsi domande e a esplorare con consapevolezza. Perché, in ultima analisi, il viaggio interiore è il più straordinario che si possa intraprendere.
“Il viaggio interiore è il più bel viaggio che un essere umano possa fare. Amo viaggiare dentro di me, scoprire i miei deserti e le mie immensità. Amo esplorare le mie grotte, appoggiare i piedi sulle mie terre sconosciute, volare nei miei cieli, abbracciare il mio sole e guardare in faccia la mia notte.”
— Antonia Insogna


